Tatuagem. O filme da vida.

Tatuagem non si legge con la pronuncia latina -èm ma con la dolce pronuncia brasiliana -àji (aƷe˜j).

Questo dettaglio (un poco ovvio) è da tenere a mente, perchè nella dolcezza del titolo, e nella dolcezza di ciò che sta dietro alla scelta di questo titolo, si cela l’essenza del film intero.

La storia è ambientata nel 1978, in una fase cruciale della storia culturale brasiliana, quando il paese viveva sotto la dittatura militare, qualche anno prima delle forti proteste popolari che portarono, a metà degli anni 80, alla ricostruzione degli assetti politici e sociali e alla Repubblica. In questo segmento temporale così significativo, si è introdotti (anzi catapultati) nella sfavillante realtà quotidiana di una compagnia teatrale molto sopra le righe: Chão de Estrelas.

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I giovani e le giovani che popolano questo universo a sè, sono ballerini, attori e cantanti, che senza disdegnare alcun mezzo espressivo mettono in scena piccole rappresentazioni surreali, colorate, esagerate, politicamente scorrette. In questo film c’è molto spirito brasiliano, ostentato con orgoglio, e c’è anche molto degli anni 70 di cui vivono i protagonisti. La contestazione sociale del clima di repressione e militarismo di quegli anni, l’ostinata ricerca di libertà d’essere e d’amare.

Quando il piccolo mondo fatto di rigidi allenamenti e cameratismo di un giovanissimo soldato collide con la vitalità del Chao de Estrelas, il risultato non può che essere stravolgente e incredibilmente rivelatorio. Il giovane Arlindo, da tutti definito Fininha (nomignolo delicato che molto gli si addice) fa la conoscenza della compagnia per caso e ad un solo sguardo si innamora di Clècio, anima dell’intero gruppo e dei geniali spettacoli inscenati ogni sera.

Un innamoramento sincero e appassionato, che percepiamo attraverso lo schermo come fossimo anche noi nella stanza insieme a loro due che si osservano, in silenzio, si scrutano, danzano, fanno l’amore.

Nessun imperativo, nessuna rivendicazione gridata a pieni polmoni, nessuno striscione o slogan: soltanto un amore, normale, sincero ed una compagnia teatrale che, attraverso il suo linguaggio (corporeo prima che verbale) ironico e mistificatore, pone lo spettatore davanti ad uno e molti interrogativi.

Chi è che giudica? Chi decide cosa è appropriato e cosa oscenità? Chi ha paura del pregiudizio pendente sulla propria testa?

Mentre scorrono le vicende sconnesse e folli dei protagonisti del film arriviamo ad una risposta solo alla fine, con il cuore affranto e il dolce sguardo di Finihna stampato nella mente: tutti e nessuno.

Ognuno di noi ha una spada di Damocle pendente sul capo ed ognuno di noi, rivolgendo lo sguardo in basso, si ostina a giudicare qualcuno che ritiene meno meritevole di lui, un gradino più giù. Per questo il giudicato e il giudicante, cosciente o meno, spesso coincidono.

In buona sostanza, se ci sono due cose che mi ha insegnato questo film sono che il Brasile è una terra piena, ricca di storia e per questo di futuro..(nonostante tutto) e che l’amore vitale e incondizionato esiste, non importa quanti anni di differenza ci siano, quali background, quali diffidenze o differenze…e se alla fine divide, nulla toglie alla sua purezza e spontaneità, nulla cancella segni indelebili sulla pelle.

Il regista, schivo e gentile, è Hilton L a c e r d a.

Clecio è il meraviglioso Irandhir S a n t o s.

Finihna è il dolcissimo Jesuita B a r b o s a.

Non so quante volte ho rivisto questo film, e tutte le volte provo un sincero imbarazzo: è tutto vero: sguardi, gesti, sorrisi, ed è tutto lì, sullo schermo, senza filtri (o quasi). Per girarlo gli attori hanno trascorso intere settimane insieme, a dormire negli stessi luoghi dei loro protagonisti, a mangiare insieme e vivere a stretto contatto.

Ed un’altra cosa ho imparato a partire da qui: in Brasile c’è cinema! Cinema locale, cinema vero, non solo quello globalizzato e scontato delle storie ambientate a Rio e che potrebbero essere ovunque. Qui c’è una territorialità di nomi, paesaggi e fisionomie inconfondibili e necessarie.

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 g o d e t e v e l o

http://www.tatuagemofilme.com.br/en/

Scrivere per bozze

Scrivo un post, perchè no?

Molte bozze mai pubblicate conservo tra le segrete di questo blog. Mancanza di tempo, indecisione, insicurezza, indolenza: molte scuse. Eppure, nonostante si tratti pur sempre di righe mai postate, con una certa assiduità mi ritrovavo qui a scrivere di qualcosa, a parlare tra me e me di incontri fortuiti, riflessioni e recensioni, sigillate dalla rassicurante riservatezza del pulsante “salva in bozze“, per ora.

Il desiderio di scrivere è una delle pulsioni più difficili a morire, anche quando pare che della scrittura fine a se stessa su un blog non ce ne sia bisogno; anche quando i rapidi gorgoglii della vita quotidiana ti trascinano verso impegni più utili, proficui, fatturabili (?).

Allora saluto le bozze mai pubblicate e le lascio riposare ancora un po’, magari verrà il loro momento. Intanto ho realizzato una cosa più importante aggirandomi di nuovo tra queste pagine virtuali:  quando decidevo un nome così bizzarro e forse inspiegabile per questo “semplice altro wordpress” sul web, decidevo in realtà una linea editoriale. Una linea editoriale vera e propria, come farebbe un sito serio!

Mi sta a cuore dunque ufficializzarla ora:

Parlo di me, dunque di come io sono uguale a tutti voi che leggete e di come quel giorno vi siete trovati davanti a un amico, un gruppo di colleghi o una platea e vi siete detti: e ora cosa dico? Anzi, come lo dico?

E se quella o quelle volte vi siete sentiti un po’ a disagio e un po’ allo stretto, eravate esattamente così,

… come un cammello in una grondaia.

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#365 Film Challenge #DAY 36

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DJANGO UNCHAINED – Q. Tarantino (2012)

Non passi per la testa a nessuno che io questo film non sia andato a vederlo a pochi giorni dall’uscita (ormai gennaio scorso) NE’ TANTOMENO che non l’abbia apprezzato, o mi abbia lasciato indifferente da non riportarlo qui. No, la questione è stata questa: se n’è fatto un gran parlare prima, durante e dopo. Così tanto, che mi sono goduta in silenzio il film due volte (una in v.o.) senza stare a pensare al come e quando potevo abbozzarne un parere personale. Davanti a certi film come questi, per altro, i pareri personali non è che non valgono, è che proprio si dileguano nel nulla prima ancora di essere espressi.

Certo, si può dire che non è il suo massimo capolavoro, che è un film che si appoggia molto ai precedenti del genere…ma rimane un film della madonna. Tarantino has done it again. 

Come per TUTTI i film di QT si esce dalla sala esaltati come dei bimbetti alla pesca a premi del luna park (anche se hai vinto un rasoio elettrico da 5 euro che non userà neanche il tuo papà) ma c’è da dire che qui Tarantino lascia molto. I neri e il riscatto, il bianco che si prende la sua rivincita sulla cattiveria bianca – “sorry, I couldn’t resist” e anche la volontà di dare qualche nuova sfaccettatura alle fanciulle, non solo più oggetto del desiderio e meta finale, ma esse stesse parte di una lotta, strenuante e viva nonostante tutto e tutti, contro i soprusi.

Waltz sempre più in alto, Di Caprio magister e devo dire che non saprei proprio dire se l’oscar come best supporting actor andasse forse più meritatamente all’altro o è andata benissimo così.

Voto: °°°°½

#365 Film Challenge #DAY 35

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BLUE VALENTINE – D. Cianfrance (2010)

Classico caso di film indipendente metodicamente non considerato in Italia per motivi sicuramente calcolati ma a me, e ai più, oscuri. Uscito nel 2010 e passato non di certo inosservato nel resto del mondo (da Cannes al Sundance) è “uscito” in Italia quest’ anno, in sole tre sale, con buono sconforto di tutti quelli che, come me, già l’avevano visto più volte in lingua, e a questa notizia si sono fatti un bel sospiro. 

Film che di sospiri ne regala molti, ma per motivi altri, dall’assistere all’inesorabile affossarsi di una storia d’amore tra due giovani e belli che col tempo si fanno imbolsiti e insopportabili l’uno per l’altra, alle deliziose apparizioni di un R.Gosling premuroso e affascinante. M. Williams è perfetta nel ruolo ma ne esce come l’elemento di maggiore destabilizzazione di “una storia d’amore” (come cita la locandina) realistica e per questo sfilacciata e sofferta.

In attesa di vedere il secondo Cianfrance-Gosling (The Place Beyond The Pines – Come un Tuono), questo lavoro primo gode di un fascino innegabile.

Voto: °°°

#365 Film Challenge #DAY 34

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IL BUIO OLTRE LA SIEPE – R. MULLIGAN (1963)

Raccontato tutto dal punto di vista di una bambina gracile e sveglia e del suo fratellino più grande, la storia si fa cupa nell’annebbiarsi dei pregiudizi e delle paure infantili che si mescolano e si confondono in un’unica grande fosca nube da cui è impossibile uscire senza qualche puro vero spavento e qualche morte innocente. Un racconto pieno di saggezza (ma mai patetico) sulla irrazionale diffidenza nel diverso in una società americana razzista e classista.

Gregory Peck è il babbo avvocato, onesto e rispettoso che si mette dalla parte dei giusti e dei neri, insegnando ai propri figli cosa vuol dire rispetto.

Una fotografia azzeccata e attenta al dettaglio, quasi wes andersoniana nei titoli di testa. (Si può dire?)

Voto: °°°½

#365 Film Challenge #DAY 33

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GIRLFRIEND IN A COMA – B. EMMOTT, A. PIRAS (2011)

Recentissimo documentario realizzato dall’ex direttore dell’Economist, un omino tutto pizzetto e sorrisi, che durante il film si aggira per la penisola annusando Nutella di qua, sguazzando nelle terme di là e sorridendo alla gente in strada. Tripartito come la Commedia dantesca in MALA Italia, IGNAVI e BUONA Italia, non è un antidocumentario, non è un pretesto per parlar male delle miliardi di cose che non vanno bene (o non vanno affatto) in Italia, nè tanto meno un antispot a Berlusconi come si potrebbe pensare. Ma è una presa di posizione anche contro tutti i pigri d’Italia, che non riconoscono il buono dove c’è, e nemmeno fanno nulla per ripulire il marcio che staziona un po’ dappertutto. 

There were times when I could 
Have “murdered” her 
(But you know, I would hate Anything to happen to her)

Interviste a Roberto Saviano, Nanni Moretti, Marco Travaglio, Sergio Marchionne, Mario Monti […] e una mancata e fondamentale a S.B. che si promise alle telecamere di Emmott e, come da copione, non mantenne. 

In questo film ce n’è per tutti ma il filo rosso della speranza e dell’amore incondizionato per questa terra è innegabilmente evidente. Niente di nuovo sotto il sole, anzi argomenti già visti, che pure è sempre bene ricordare ma una chiara verità: gli stranieri sono più innamorati della nostra penisola che noi italiani. Se solo imparassimo a dimostrare un po’ meno di disaffezione, forse per lo meno una speranza, la vedremmo anche noi.

Voto: °°½

#365 Film Challenge #DAY 32

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I TENENBAUM – W. Anderson (2001)

Film manifesto per Wes Anderson, che ci pone davanti ad una realtà così stramba e cinica da non poterci sembrare altro che vera, incredibile ma reale. Un’iperbole che ci accompagna nelle vite metodiche e fallite, maniacali e nascoste, viziose e scapestrate di personaggi bizzarri ma che infine giungono dritti al cuore dello spettatore. Non si può non riconoscersi e provare empatia per il padre inetto che tenta di farsi amare dai giovani nipotini, e il tenero giocatore di tennis fallito che non pensa ad altro che alla sorellastra da vent’anni. Un’esperienza visiva totalizzante e personaggi macchiettistici, ma che nascondono un fondo di pura verità.

Voto: °°°½